Bacco, tabacco e venere… nei secoli fedeli!

23 apr
23 aprile 2014

Devo ammetterlo: amo i miei vizi. Anzi, dirò molto di più: sono pronto a rinunciare ad uno di essi solo per abbracciare un nuovo vizio! Per carità, capisco pure che la scelta molto spesso è forzata, e in tutti quei casi (sfortunati) non si può certo additare un colpevole di auto-moralismo, ma altrimenti, per quanto mi riguarda, non ammetto deroghe: un vizio va abrogato solo in funzione di un piacere che lo incorpori a sé, che ne aspiri l’aroma e se faccia definitivo latore! D’altronde, se Oscar Wilde diceva che poteva resistere ad ogni cosa tranne che alle tentazioni, io aggiungerei che, dovendo andare un giorno nella tomba, che insieme a me ci vengano quei piaceri mai paghi del loro conforto che mi hanno permesso di essere me stesso in vita. Nella buona e nella cattiva sorte, nei momenti allegri e in quelli tristi: costoro sono i veri amici! Non di certo la folla che è pronta a banchettare ma che mostra la schiena rotta quando si tratta di sollevare qualche peso. E così, se proprio mi tocca, posso immaginare un’asta dei vizi, dove le ricercatezze vengono ripagate al giusto prezzo e la morale (dannatamente noiosa perfino quando ha ragione) origlia fuori dalla porta. Perché, insomma, diciamocelo pure, è pur vero che il benessere comune ha un suo ritorno, ma quant’è dura la vita del salutista, condannato a vivere sempre più dopo ogni nuova privazione!

Foto di Lsanto Fotografia

Quando ero piccolo

22 apr
22 aprile 2014

Dalla mia raccolta poetica Infinita nigredo, riporto la poesia “Quando ero piccolo” 

Infinita nigredo Infinita nigredo
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Quando ero molto piccolo
credevo che i santi
fossero enormi statue
distese lungo il cielo.
Osservatori,
pensieri di granito,
anime che da sole
cantavano i loro inni.
Raffaello fece a Dio la barba.
Sul libro d’arte,
l’infinito era a pagina cinquanta.
Dopo le 20:30,
era tra le nubi,
(appena grigie),
del mio sonno di bambino.
Quando ero piccolo
credevo che la parola
non fosse mai perduta.
Ripetevo i miei mantra sera dopo sera
e ogni notte,
gli stessi mantra,
recitavano i miei sogni,
come battute doppiate tardi,
o come gli scatti delle pellicole
quando lo sbadigliare,
(nel buio della sala grande),
cominciava a moltiplicarsi.
Quando ero piccolo
credevo che i santi stessero a guardarmi…
…Adesso vedo milioni di me piccoli,
con piccoli occhi puntati su di me…
E mi addormento…
con la cantilena d’un nuovo mantra
che lascia ondeggiare la mia barba,
come rami sfilacciati
tra le brezze dell’ultimo Novembre.

 

(Copyright (C) Giuseppe Bonaccorso. All Rights Reserved)

Foto di Philippe Rouzet

I misteri (veramente tali) di Eleusi

22 apr
22 aprile 2014

Una delle ragioni per cui i misteri eleusini continuano ad esercitare un notevole fascino in diversi ambiti della ricerca umana è certamente dovuto al fatto che il contenuto dei grandi misteri (chiamati “teletes“), così come quello dell’apoteosi finale (detta “epopteia“), è sempre rimasto ignoto e misterioso. Se infatti la prima parte della lunga cerimonia di iniziazione (piccoli misteri) era pubblica e rappresentabile in diverse forme artistiche, il culmine del processo che aveva luogo nel periodo autunnale doveva rimanere rigorosamente riservato a coloro che varcavano la soglia dell’area riservata del tempio di Demetra.

Non c’è nulla di strano nel desiderio di non divulgare con leggerezza il contenuto della cerimonia conclusiva, se non fosse per il fatto che l’iniziazione non era assolutamente elitaria, poteva essere completata anche dagli schiavi e l’unica condizione necessaria per potervi prendere parte era la conoscenza fluente della lingua greca (probabilmente a causa delle numerose invocazioni e preghiere che il postulante doveva indirizzare a Demetra). Ciò che se ne deduce (senza troppi sforzi mentali) è che il numero degli iniziati è stato altissimo e che, data la natura umana, è altamente improbabile che un qualche segreto o mistero comunicabile sia stato mantenuto occulto a fronte delle svariate sollecitazioni che il mondo “profano” certamente esercitava.

In realtà, non c’è mistero più nascosto dell’idea che, in qualche luogo o attraverso un determinato rituale, si possa pervenire ad una conoscenza concreta che gli astanti riconoscono nei segni più impercettibili. Pensate ad un semplice esperimento: dite ad una persona che in una stanza completamente vuota c’è un oggetto nascosto e fatele credere di vederlo chiaramente; è molto probabile che dopo le prime proteste, il soggetto coinvolto inizierà a indirizzare l’attenzione perfino verso i granelli di polvere pur di soddisfare il “vuoto” creato dalla sua apparente mancanza di sensibilità. Se poi consideriamo anche l’ipotesi (avanzata consapevolmente da Albert Hoffman) che agli iniziandi venisse somministrata una bevanda con effetti allucinogeni, il gioco è chiaramente fatto!

Resta comunque aperta la questione sul contenuto effettivo dei misteri, di cui, ancora oggi, non c’è traccia attendibile. Ancora una volta, sempre facendo riferimento alla naturale tendenza umana a distinguersi anche grazie alla diffusione di conoscenze “occulte”, l’unica possibilità concreta è che i grandi misteri vertessero su sensazioni quasi indescrivibili (come gli effetti psichedelici) o che, realmente, non avessero alcun contenuto comunicabile verbalmente! Per quanto possa sembrare un’ipotesa assurda, quest’ultima, come già detto in precedenza, è probabilmente la realtà con più pregnanza di significato. Insomma, il mistero, proprio per costruire la sua struttura trascendente, era stato spogliato di ogni orpello linguistico e simbolico ed era stato assimilato, forse anno dopo anno, ad una vacuità così pura da poter essere conosciuta solo attraverso il vincolo dell’incomunicabilità. Ma non è forse questa, d’altronde, la struttura di qualsiasi “promessa religiosa”? Immaginate soltanto di mostrare realmente qualcosa che trascenda la natura umana per giungere ad una completa elevazione dello spirito (come le esperienze mistiche di San Giovanni della Croce). Pensate che un simile iniziato possa tornare con leggerezza alle sue precedenti attività, così come descritto dai molti storici greci in relazione agli iniziati di Eleusi?

Per un approfondimento leggero ma decisamente interessante, consiglio questo pamphlet:

I misteri di Eleusi

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Foto di Cornelia Kopp

L’eco della noia

21 apr
21 aprile 2014

Ho (ri-)pubblicato su Academia.edu (a questo link) il mio saggio breve intitolato: “L’eco della noia”, che interpreta il fenomeno psicologico-esistenziale del tedio alla luce del mito dell’omonima ninfa. Riporto di seguito l’inizio dello scritto:

Nelle sue “Metamorfosi”, Ovidio racconta che Eco, una ninfa alquanto propensa al pettegolezzo, si prestò alle lusinghe di Zeus e acconsentì a distrarre la moglie Era mentre questi continuava indisturbato le sue relazioni amorose clandestine. Quando tale inganno, uno tra i tanti d’altronde, venne scoperto, Era punì Eco condannandola a non poter più proferire parola se non nella monotona ripetizione delle ultime sillabe da lei udite.

Eco divenne quindi, suo malgrado, la personificazione di una particolare forma di frustrazione che, al pari di quella rappresentata da Sisifo, si esplica principalmente nella consapevolezza duale della possibilità (in termini di idea, motivazione) e contemporaneamente nell’impossibilità (in termini di attuazione).

Il dramma della vicenda raggiunse il suo acme quando la “povera” ninfa, ormai reietta in un mondo che non poteva più né ascoltare i suoi lamenti, né tantomeno dialogare con lei, s’innamorò perdutamente di Narciso, personaggio (in-)consapevolmente portato ad alimentare ogni frustrazione femminile, e iniziò infruttuosamente a corteggiarlo.

Foto di Zev

Selfie, masturbazione e schizofrenia

20 apr
20 aprile 2014

I selfie sono diventati psicopatologici. Prima di essi è toccata ad ogni forma di vizio, passione, piacere che non fosse inquadrabile nelle attitudini di un automa. Il DSM non ha dubbi in proposito e, ad ogni edizione, fa crescere vertiginosamente il numero delle pagine, aggiungendo le psico-(normalità)patologie più assurde accompagnate da sfilze di sintomi, quadri clinici e indirizzi terapeutici. Di questo passo la soluzione è molto più ovvio di quanto si possa immaginare: gettare via le migliaia di fogli sprecati e ridurre l’intero manuale ad una sola, esile facciata: “Disturbo psicopatologico: Umanità”.

Uno degli aspetti più interessanti dell’intera faccenda è che, se una volta l’organo moralizzante per eccellenza era la Chiesa (di qualsiasi confessione religiosa), oggi lo è diventato un comitato di scienziati che si esercitano in una ben più devastante patologia: il bigottismo-laico. Ma è davvero possibile passare dalla cecità post-masturbatoria al disturbo ossessivo da selfie? Per non parlare di quella sottile striscia border-line che, anno dopo anno, è divenuta sempre più spessa, relegando i puri nevrotici e psicotici nel limbo dei fenomeni da baraccone. Insomma, se qualcuno (anche del mestiere) volesse perdere il suo tempo a sfogliare i cataloghi psico-patologici, arriverebbe senza dubbio all’atavico interrogativo: “Esiste l’uomo sano?” e l’unica risposta in grado di venire a galla in quel marasma di definizioni sarebbe chiaramente: “Sì, ma in termini prototipali”.

Ma se davvero l’uomo perfetto non esiste (condizione che, d’altronde, dovrebbe essere stabilita dai suoi stessi limiti perfettibili) e (quasi) tutti i comportamenti sono più o meno influenzati da elementi inconsci che potrebbero allargarsi un po’ più del dovuto, ha senso tentare di risolvere il problema con l’approccio inverso alla dimostrazione dell’esistenza di Dio? In fin dei conti, se i metodi “storici” per giungere ad una dimostrazione della trascendenza ultima sono stati di tipo “costruttivista”, in questo caso, la tecnica è completamente inversa: Dio esiste (altrimenti nessuno potrebbe essere giustificato a spendere dei soldi per un mattone che elenca i disturbi mentali) e l’uomo, quello vero, in carne e ossa, può essere ottenuto da esso a partire da uno sgrossamento progressivo che tolga, patologia dopo patologia, tutti i tranelli ove la sua mente può rimanere impigliata. Il risultato finale, se mai ha ragion d’essere, sarà la definizione di un’entità “uomo” praticamente perfetta, il cui superiore in linea retta non può che essere il Padreterno! Questo, ovviamente, sino all’uscita della nuova edizione… A quel punto, anche i nei estetici divengono orrende macchie da debellare e la psichiatria, terrorizzata e strapazzata come un cencio, può tirare un respiro di sollievo!

Foto di Alaina Abplanalp Photography

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